lunedì 26 dicembre 2016

ADDIO GIORGINA

La mia lunga esperienza radiofonica ha corrisposto con un periodo felice, non solo mio, ma dell'intera umanità. L'ultimo, però.
Un periodo di libertà e di contatti ancora umani.
Arrivavano lettere di carta, ma vi rendete conto? E le persone si vedevano di ciccia: sembra incredibile.
Io ho potuto usare un linguaggio estremamente libero, che andava dal cazzo alla fica (percorso obbligato) a tutto quello che mi passava per la testa.
E così potevo permettermi di chiamare George Michael Giorgina. Nessuno aveva niente da ridire. Pensate a farlo oggi: sarei subito etichettato come omofobo, appellativo assurdo che bolla le persone come paurose degli omosessuali. 
Col politicamente corretto siamo entrati in un culo nero di cui non si vede il fondo. Altro che "Giorgina", appellativo simpaticamente affettuoso dato a un cantante che mi piaceva molto passare tra una raffica di parole e l'altra.
E ora che se n'è andato anche lui, come tanti idoli musicali quest'anno, mi va di ritrovare un briciolo della libertà di cui ho goduto per un quarto di secolo alla radio: addio GIORGINA, non ti dimenticherò.

Gianni Greco
il "G"